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Fabbri Enrico

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Tipologie di RAID: quale scegliere per server e NAS

Articolo aggiornato a ottobre 2026.

Quando configuro un server o un NAS per un cliente, la domanda arriva sempre: “che RAID facciamo?”. La risposta dipende da cosa conta di più tra spazio, velocità e sicurezza dei dati, e da quanti dischi si hanno a disposizione. Ecco come la vedo io, con i pro e i contro di ogni configurazione.

RAID sta per Redundant Array of Independent Disks: più dischi fisici lavorano insieme e il sistema li vede come uno solo. A seconda di come vengono combinati, si ottengono prestazioni migliori, tolleranza ai guasti o entrambe.

Le configurazioni principali

RAID 0 (striping)

I dati vengono distribuiti a blocchi su tutti i dischi. È il più veloce e si usa tutta la capacità, ma basta che si guasti un disco per perdere tutto. Lo uso solo per dati temporanei o facilmente ricreabili, mai per dati aziendali.

RAID 1 (mirroring)

Due dischi identici, uno copia dell’altro. Se uno si guasta, l’altro continua a lavorare. Si “perde” metà della capacità, ma è semplice e affidabile: è la scelta tipica per il disco di sistema dei server.

RAID 5 (striping con parità distribuita)

Servono almeno 3 dischi. I dati e le informazioni di parità vengono distribuiti su tutti i dischi, e si perde la capacità di un solo disco. Sopporta il guasto di un disco. Con i dischi moderni da molti terabyte, però, la ricostruzione dura ore o giorni, e in quel tempo l’array non ha più protezione: un secondo guasto o un errore di lettura durante il rebuild significa perdita di dati. Per questo oggi su dischi grandi lo sconsiglio.

RAID 6 (doppia parità)

Come il RAID 5, ma con due blocchi di parità: servono almeno 4 dischi e sopporta il guasto di due dischi contemporaneamente. Le scritture sono un po’ più lente, ma con dischi grandi è la scelta più sensata se si vuole la parità.

RAID 10 (1+0)

Coppie di dischi in mirror, unite in striping. Servono almeno 4 dischi e si perde metà della capacità, ma offre le migliori prestazioni in scrittura e ricostruzioni rapide. È quello che preferisco per i datastore delle macchine virtuali e per i database.

Tabella riassuntiva

LivelloDischi minimiCapacità utileGuasti tolleratiUso tipico
RAID 02100%0Dati temporanei
RAID 1250%1Disco di sistema
RAID 53(n-1) dischi1File server con dischi piccoli
RAID 64(n-2) dischi2NAS e archivi con dischi grandi
RAID 10450%1 per coppiaVM, database

E sui NAS Synology?

Synology propone di default lo SHR (Synology Hybrid RAID), che si comporta come un RAID 5 (o RAID 6 con SHR-2) ma permette di usare dischi di dimensioni diverse senza sprecare spazio, e di espanderlo nel tempo. Per un NAS domestico o da piccolo ufficio è una scelta comoda; con 6 o più dischi grandi scelgo SHR-2.

Hardware o software?

Un tempo il RAID hardware, con controller dedicato e cache protetta da batteria, era l’unica scelta seria per i server. Oggi il RAID software (mdadm su Linux, Storage Spaces su Windows, ZFS, lo stesso DSM dei Synology) è maturo e ha il vantaggio di non legarvi a un controller specifico: se il controller si rompe, non dovete cercarne uno identico per rileggere i dischi. Sui server con hypervisor come ESXi, che non supporta il RAID software, il controller hardware resta invece necessario.

Il RAID non è un backup

Lo ripeto sempre: il RAID protegge dal guasto di un disco, non da una cancellazione per errore, da un ransomware o dal furto del NAS. Se un file viene cifrato o cancellato, lo è su tutti i dischi dell’array nello stesso istante. Un backup vero, possibilmente con una copia fuori sede, serve comunque.

Domande sulla configurazione giusta per il vostro caso? Lasciate un commento.

Enrico Fabbri

Enrico Fabbri, classe 1989, appassionato da sempre da tutto ciò che circonda il mondo della tecnologia.
Se una cosa funziona, sento la necessità di scoprire come e perché.

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